BRIANZA – Centro Stampa Grafiche Marteo


 

 

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BIGLIETTI DA VISITA

Secondo gli antichi cerimoniali cinesi, ogni persona che si recava a visitare un mandarino si annunciava con una striscia di carta, sulla quale erano riportati il suo nome e gli eventuali attributi e titoli che si competevano. Pericle faceva precedere le sue visite alla bella Aspasia da un dono, al quale univa una striscia di papiro sulla quale era vergato solo il suo nome. Il biglietto da visita viene inventato in Francia attorno al 1700. In Italia iniziarono a diffondersi attorno al 1730. Il biglietto da visita è ricordato in una commedia di Goldoni. Originariamente erano dei cartoncini manoscritti, verso il 1750 cominciarono a diffondersi modelli stampati, i primi esemplari col solo nome della persona, i successivi con anche motivi decorativi e stemmi. Il moderno biglietto da visita è più spesso utilizzato per lavoro e contiene la ragione sociale e il logo della ditta, il nome e la mansione della persona oltre a una serie più o meno completa di dati anagrafici fra cui indirizzo e recapito telefonico sono praticamente sempre presenti, accompagnati sempre più spesso da indirizzo di e-mail. Talvolta può essere indicato anche il recapito privato dell’utilizzatore del biglietto. Presso chi svolge certe attività e all’estero va diffondendosi l’uso di inserire nel contenuto del biglietto anche una fotografia del titolare del biglietto stesso. Per quanto riguarda il supporto, la maggior parte dei biglietti da visita sono realizzati su cartoncino da 350 gr/m², sempre più usati materiali particolari come plastica (PVC) da 300 micron (biglietti da visita metallizzati, trasparenti, bianchi, policristallo) e da poco anche un altro materiale come il cartoncino gommato che riscuote sempre più successo e magari con labbratura a specchio. Il formato più usato è 8,5 cm × 5,5 cm da 350 gr/m² non plastificato. Il formato è piuttosto vario anche se recentemente va sempre più affermandosi il formato “carta di credito” per la sua praticità. Non molto diffusi sono i biglietti da visita con forme diverse dal classico rettangolo, o ripiegati mentre più comuni sono i biglietti fronte e retro con gli stessi dati in due lingue diverse sulle due facce. Per quanto in rarefazione, l’uso del biglietto da visita personale, l’antico “biglietto da tasca”, resta gradita forma presso molte culture. Sebbene la sua utilità abbia alcune analogie col biglietto professionale (erede del vecchio “biglietto reclamistico”), la fornitura dei propri recapiti per mezzo di quello personale ha il profondo significato di indicare il personale piacere dell’eventuale presentazione o del futuro contatto, non già l’interesse economico. Il galateo corrente sino alla prima metà del Novecento ne ha codificato l’uso in forme alquanto rigorose. Per questo, il biglietto personale è rigorosamente piccolo, in cartoncino Bristol di colore esclusivamente bianco e riporta al centro (in caratteri di corsivo inglese) nome e cognome eventualmente preceduti dal titolo (per la donna maritata nome, cognome del marito, cognome suo, nessun titolo); sino ai primi del Novecento era considerato poco elegante fregiarsi di titoli professionali. I titoli stampati sul biglietto non vanno, come invece spesso accade di vedere, cancellati mai: all’intento di sincera modestia (“non ci tengo”, che già ci fa chiedere allora perché vi siano i titoli), si sostituisce in itinere una deprecabile apparenza di paterno avvicinamento discendente (“sono tale, ma a te che non lo sei non voglio farlo pesare”). Inoltre, l’unica eccezione ammessa rende di cattivo auspicio questa pratica: sebbene sia molto in uso il telegramma (e forse presto lo sarà anche la e-mail), l’invio di condoglianze su un biglietto da visita resta la forma classica da preferire. In questo caso si può alternativamente sbarrare l’angolo in alto a sinistra oppure l’intera intestazione, nello stesso verso diagonale (e scrivendo sul retro un asciutto, sobrio messaggio di partecipazione al lutto). Entrando in una casa od in qualsiasi occasione si venga ricevuti da persona diversa da quella da cui si è attesi, si affiderà un proprio biglietto (professionale se la visita è di lavoro) a chi apre, perché lo porti all’interessato (il quale, anche se lo si conosca con familiarità, non lo renderà mai, visto che restituire un biglietto costituisce sempre offesa grave, pari al rifiuto di detenere alcunché del titolare, nemmeno il nome). Obbligatoriamente, un mazzo di fiori deve essere accompagnato dal biglietto (imbustato e possibilmente chiuso con uno spillo); laddove si tratti di donna che abbia perduto con rimpianto il nubilato, non volendo farle perdere anche la tranquillità, si eviteranno direttamente i fiori, che non possono giungere anonimi né sotto travisata identità, ma sempre appunto col sigillo del biglietto. Per alcune occorrenze (risposta ad auguri e condoglianze) è molto apprezzato il biglietto unico dei coniugi, in cui il nome del marito precede quello della moglie ed il solo cognome di lui, anche senza recapiti (essendo di risposta). Naturalmente, le innovazioni rispetto alla forma classica necessitano di valide ragioni per poter suscitare calorosa accoglienza presso i destinatari della cartouche; l’uso di caratteri moderni, di foto o di altre fantasiosità resta in buona misura deprecato. Un “rispettoso” biglietto personale esce da un apposito portabiglietti, non direttamente dalla pochette al modo degli arbitri di calcio; l’accessorio, in genere in argento o in tartaruga per gli uomini (mentre le donne ne usano solo uno da tavolo) consentirà un migliore stato di conservazione del biglietto, che non deve essere profumato, né gualcito, né ovviamente macchiato.Come tanti altri oggetti anche il biglietto da visita, è, ed è stato, oggetto di collezionismo. In Italia si trovano numerose raccolte di biglietti da visita antichi, normalmente ospitate da musei.

CARTOLINE O FLYERS

La prima proposta di cartolina postale fu enunciata durante la conferenza postale di Karlsruhe, nel 1865, dal ministro delle poste austriaco Stephan, ma la sua idea decadde a causa dell’affrancatura troppo costosa.[1] La prima cartolina postale del mondo fu la Correspondenz-Karte emessa dalle poste austriache il 1º ottobre 1869, fu inventata dal professore di economia Herrmann Emmanuel [2] dell’accademia militare di Wiener Stadt, con l’intento di sostituire, per la breve corrispondenza, le lettere a tariffa più onerosa. Herrmann scrisse un lungo articolo sul “Neue Freie Presse” intitolandolo “Nuovo mezzo di corrispondenza postale”[2] con il quale attirò l’attenzione del direttore generale delle poste austriache, il barone Od-Maly. Il 25 settembre 1869 Od-Maly ottenne il decreto di emissione delle cartoline postali che apparve nel “Bollettino delle leggi dell’Impero”, con il quale si fissava la data di emissione nel primo ottobreSi trattava di un cartoncino color avorio: su un lato, destinato all’indirizzo del destinatario, era impresso il francobollo, mentre l’altro, privo di fregi, conteneva il messaggio che non doveva superare le 20 parole. L’emissione si divideva in due tipi: quello austriaco e quello ungherese. Sul primo era presente l’aquila bicipite e sul secondo la corona di Santo Stefano. Le cartoline postali dell’epoca erano degli interi postali, cioè dei cartoncini pre-affrancati; solo successivamente comparirono le versioni con gli spazi per l’apposizione del francobollo. Il titolo di fautrice della cartolina illustrata, andò invece alla Francia nel 1870, per merito del libraio Besrnardeau de Sillé-le -Guillaume che per primo ebbe l’idea di ornare di disegni e figure le cartoline. Nel 1891 un altro francese, Dominique Piazza, ideò le cartoline illustrate con fotografie. Nel 1872, per la prima volta le cartoline illustrate vennero utilizzate per propagandare le bellezze turistiche di un paese, laSvizzera per la precisione, grazie all’idea del tedesco Franz Borich, che raccolse un enorme successo e una lunga serie di imitatori. Il 23 giugno 1873 con legge n°1442[3] anche l’Italia introduceva la “Cartolina postale di Stato” che rappresenta un oggetto nuovo nel panorama dei servizi postali italiani. Inizialmente l’introduzione delle cartoline postali, dal ministro delle finanze Quintino Sella, venne giudicata antieconomica ma alla fine dovette cedere alle insistenze del presidente del Consiglio Giovanni Lanza che constrinse il direttore delle Poste Barbavara a fissare la tariffa a 10 c. per l’interno e 5 per il distretto: tale rimase fino al 1919. Inizialmente era rappresentata da un cartoncino rigido di dimensioni 11,4X8 cm. con l’effigie del Re stampigliata sull’angolo sinistro ed il valore dell’affrancatura. Il formato cambierà diverse volte nel corso degli anni ed era consentito ai privati di usufruire dello stesso tipo di cartoncino per personalizzare a mezzo stampa le proprie cartoline ma la tariffa da applicare per l’inoltro passava da 10 a 20 c. Una significativa variante della cartolina fu la cosiddetta christmas-card, da spedire abitualmente a Natale, che ebbe un’origine inglese e dovuta all’intraprendenza di un pittore di nome Dobson che nella seconda metà dell’Ottocento ebbe l’idea di dipingere su una cartolina figure festose assieme a scritte di auguri, prima di spedirla ad un amico. Questo quadretto piacque così tanto da riscuotere un immediato grande successo. Nel 1902 la Gran Bretagna fu il primo paese a permettere il divided-back, ovvero la linea verticale che separa l’indirizzo del destinatario dal messaggio vero e proprio sul retro della cartolina. Numerose cartoline storiche sono conservate al Museo della cartolina Salvatore Nuvoli di Isera (TN). Negli ultimi due decenni del XX secolo la rivoluzione nei mezzi di comunicazione portò un cambiamento profondo nella funzione della cartolina: dagli anni novanta del XX secolo cominciò a decadere il suo uso come scambio di saluti, soppiantato dal cellulare o dalle e-mail, e prevalsero con forza due tendenze: da un lato venne sempre più spesso utilizzata come veicolo promozionale o pubblicitario, diventando promocard[4] e, nel gergo giovanile, spesso coincide con alcuni tipi di ‘”flyer”. Dall’altro, si sviluppò la Mail art, forma artistica di origine antichissima che negli anni novanta si avvantaggiò dei nuovi strumenti casalinghi, come il computer e la stampante, e dei software di fotoritocco per arrivare a sviluppare una comunità dedita allo scambio di cartoline autoprodotte. Lo sviluppo di questa funzione della cartolina si avvantaggiò dell’esser diventato uno strumento “di nicchia”, ossia di aver perso quel carattere di ufficialità e di funzioni stabilite una volta per tutte che le veniva dall’essere stato per lungo tempo, in quantoposta, un vero e proprio mezzo di comunicazione di massa ante litteram.

CARTA AUTOCOPIANTE O CARTA CHIMICA

La carta chimica, detta anche carta autocopiante, è una carta destinata alla redazione contemporanea di più copie dello stesso documento, senza ricorrere all’utilizzo di carta carbone o altri sistemi inseriti dall’esterno. Essa è largamente utilizzata nell’ambiente industriale per la realizzazione di fatture commerciali e documenti di trasporto. Una carta chimica di tipo diverso veniva usata nelle prime macchine per fotocopie. Si trattava di una carta caricabile elettrostaticamente che quando veniva colpita dalla luce perdeva le cariche accumulate. In pratica la creazione dell’immagine sulla fotocopia si svolgeva in 3 fasi: nella prima la carta veniva caricata elettrostaticamente su tutta la sua superficie, la seconda fase era la proiezione sulla carta dell’immagine da fotocopiare (le parti dell’immagine di colore bianco scaricavano la carta, quelle di colore nero invece no), a questo punto la carta entrava in contatto con l’inchiostro, che essendo anche esso carico elettrostaticamente, si attaccava solo alla parte delle carta rimasta carica (quella nera). I fogli autocopianti si possono distinguere in: Coated Back (CB): è il primo foglio sul quale avviene la scrittura. Essendo trattato sul retro, è in grado di trasmettere la copia al foglio sottostante. Coated Front and Back (CFB): sono i fogli mediani. Essendo trattati da entrambi i lati, essi sono adatti a essere impressi dal foglio sovrastante e contemporaneamente imprimere il foglio sottostante. Coated Front (CF): è l’ultimo foglio del mazzo, trattato solo sul lato frontale, per essere impresso dal foglio sovrastante. Il principio di funzionamento è abbastanza semplice. Il foglio di carta viene ricoperto con una patina contenente pigmenti microincapsulati (solo su un lato del foglio per le carte CB o CF, mentre da entrambi i lati per le CFB) e un caolino reattivo. Quando si scrive sul foglio sia con uno strumento di scrittura meccanico che in modo manuale, la pressione esercitata rompe le microcapsule del pigmento che si sparge sul foglio e reagisce rapidamente con il caolino per formare il segno di scrittura. Poiché le capsule sono molto piccole, la scrittura che si ottiene è molto precisa.

BLOCK NOTES

Il taccuino (anche quadernoblocco noteblock-notesblock notesbloc notes) è un piccolo libro con fogli di carta, bianchi o rigati, comunemente utilizzato per appunti o disegni. Il termine taccuino deriva dall’arabo taquîm, con il significato di “ordinata disposizione”, ed era anticamente utilizzato per definire uncalendario o un almanacco. Nei tempi moderni, il taccuino può essere destinato a vari usi come, ad esempio: supporto per scrittura supporto per la stesura di diari agenda per l’annotazione di appunti, promemoria o date album per la realizzazione di schizzi abbozzi e disegni album per ritagli (scrapbook). raccolta di prescrizioni mediche ed igieniche o anche piccole enciclopedie di medicina calendario. Una versione elettronica del blocco note è il computer palmare.

 

BUSTE COMMERCIALI

La busta è un prodotto postale, generalmente fatta di carta ed eventualmente con l’aggiunta di una finestra trasparente (pellicola traslucida in poliestere o materiali derivati). Un altro fattore che caratterizza una busta è la possibilità di avere una chiusura autoadesiva con protezione strip o meno. Il suo utilizzo principale riguarda l’invio di lettere o documenti sia essi per uso privato che commerciale (bollette, pubblicità, marketing, contratti, …). La busta è utilizzata per mantenere la riservatezza nei riguardi dei contenuti spediti. Il formato più usato è DL, che misura 11 × 22 cm. Esistono numerosi tipi di busta che si differenziano per le seguenti caratteristiche: busta per documenti voluminosi presenza di una finestra trasparente per permettere la visione dell’indirizzo del destinatario stampato sulla busta (o eventualmente del logo dell’azienda mittente) presenza di un lato apribile per l’ispezione postale taglia e formato della busta il formato C4 (22,9 x 32,4 cm) destinato a contenere il formato A4 (21 x 29,7 cm), il formato C5 (16,2 x 22,9 cm) destinato ai fogli A5 (come un A4 piegato in due), il formato C6 (11,4 x 16,2 cm) per un foglio A6 (un A4 piegato in quattro), il formato DL (11 x 22 cm) per un A4 piegato in tre parti. Formato utilizzato particolarmente per gli scambi commerciali. È chiamato anche C6/5. Questo formato sta per essere soppiantato dal C5/6, che è leggermente più grande (11,4 x 22,9 cm). busta per biglietto da visitadal tipo di carta utilizzato (es: utilizzo di carta ecologica ECF – Elemental Chlorine Free – o di carta riciclata). Si trovano anche buste preaffrancate. Per standardizzare gli impianti di imbustamento automatici, generalmente, le buste sono fornite con il lembo di chiusura chiuso. Tuttavia ci sono casi eccezionali in cui le buste vengono fornite con il lembo di chiusura aperto, ciò facilita la chiusura e accelera notevolmente l’inserimento di un documento all’interno della busta. Le buste con finestra hanno un buco tagliato nel lato anteriore della busta (e ricoperto da una pellicola traslucida materiale trasparente, generalmente poliestere o suoi derivati) che permette di vedere all’interno della busta. I documenti che vengono inseriti all’interno di tali buste sono generalmente disposti in modo che l’indirizzo o il logo aziendale stampato sulla lettera sia visibile proprio dalla finestra. Il disegno di questa busta è stato realizzato da Americus F. Callahan nel 1901 e brevettato l’anno successivo. In alcuni casi, la carenza di materiali e/o la necessità di risparmiare hanno portato a realizzare buste che non aveva alcun film a coprire la finestra. Un processo innovativo, inventato in Europa, circa nel 1905, portò a utilizzare olio caldo per saturare l’area della busta in cui veniva stampato l’indirizzo. Successivamente questo approccio cadde in disuso. Una busta giapponese utilizzata per l’offerta di cordoglio di denaro. Le due funi, bianca e nera, rappresentano la morte. Simile buste con funi di colore rosso e argento sono utilizzati per i matrimoni. Fino al 1840 tutte le buste venivano prodotte a mano, ciascun produttore doveva individualmente tagliare le opportune forme da un singolo foglio rettangolare. Nello stesso anno George Wilson nel Regno Unito brevettò il metodo di tessellating (piastrelle), una serie di modelli in dotazione e un grande foglio, riducendo in tal modo l’importo globale dei rifiuti prodotti per ogni singola busta prodotta. Nel 1845 Edwin Hill (Regno Unito) e Warren de la Rue hanno ottenuto un brevetto per la “stream-driven machine”, ovvero una particolare macchina a vapore che non solo tagliava un foglio restituendo le forme di una busta, ma piegava al meglio le varie parti tagliate (l’incollatura meccanizzata doveva ancora essere inventata). La convenienza dei fogli pronti, già tagliati, popolarizzò l’uso di queste macchine, e la rilevanza economica delle fabbriche che producevano le buste a mano gradualmente diminui. Il 1992 è un anno memorabile per il mondo delle buste, infatti vengono realizzate le buste più grandi del mondo (successivamente entrate nel Guinness dei primati lo stesso anno). Le “giganti”, come gli esperti del settore cartaceo le hanno soprannominate, realizzate inizialmente furono: “REGINA”, le cui misure sono 516 x 736 cm, a cui è affiancata “RE” che misura cm 755 x 757, e infine “PRINCIPESSA” il cui formato è 414×865 con una finestra di misure 137×342. La produzione delle buste si è settorializzata e divisa in base alla grandezza di produzione e alle tipologie di buste prodotte. Infatti esistono differenti tipi di buste: buste standard, buste a sacco, buste speciali. Inoltre viene divisa anche la produzione per uso commerciale e per invii pubblicitari. Poiché le buste sono fatte di carta, sono intrinsecamente suscettibili a vari abbellimenti. Solitamente vengono prodotti vari modelli che si differenziano per la forma (dimensione e formato con o senza finestra). Un altro particolare abbellimento che viene solitamente apportato è un abbellimento grafico, ossia vengono aggiunti una grafica e un testo al di là della necessaria timbratura postale. Questa è una caratteristica che le aziende e le industrie hanno sfruttato e da cui la pubblicità diretta per corrispondenza ha tratto un forte vantaggio. L’uso di buste stampate è diventato anche uno dei più popolari metodi di commercializzazione per le piccole imprese. Oggi la maggior parte delle oltre 400 miliardi di buste di tutte le dimensioni (e formati) realizzata a livello mondiale sono prodotte da macchine specializzate. Con l’arrivo delle e-mail (chiamata anche posta elettronica), tutto il mercato del marketing e della pubblicità, che prima riguardava ed utilizzava esclusivamente le buste, si è spostato in gran parte in questo nuovo settore. Tuttavia la poca sicurezza e l’impossibilità di rendere legale un documento elettronico[senza fonte] hanno favorito il ritorno di tale mercato all’utilizzo delle buste (pensiamo a bollette, pagamenti, fatture, …).Inoltre fenomeni sempre più comuni come lo spam, hanno reso la e-mail un mezzo non sempre regolarizzato, e spesso fastidioso per gli utenti meno esperti. Negli ultimi anni le industrie produttrici di buste, e più in generale le industrie del mondo della carta, sono sempre più attente al rispetto della natura e dell’ambiente. Esistono diverse certificazioni di rispetto dei vari standard ambientali, tra questi ricordiamo: FSC (Forest Stewardship Council) e PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes). Novità recente del mercato sono le buste idonee al passaggio in stampante laser e/o multifunzione. Grazie a tali buste è possibile stampare la grafica delle buste direttamente su una comune stampante laser da ufficio. Questo processo rende possibile la personalizzazione delle buste al singolo invio (con le relative pubblicità). Lo standard internazionale ISO 269 definisce gli standard dei formati delle buste, appositamente creati per adattarsi allo standard ISO 216 che definisce i formati dei fogli di carta:

CALENDARI

Il calendario è un sistema adottato dall’uomo per suddividere, calcolare e dare un nome ai vari periodi di tempo. Questi nomi vengono definiti date del calendario. Il termine calendario identifica inoltre lo strumento materiale utilizzato per illustrare tale sistema di calcolo cronologico (ad esempio, un calendario a muro o da scrivania). Più in generale, il termine calendario è anche usato per denotare una lista di eventi stabiliti o pianificati in maniera dettagliata. Quasi tutti i calendari si basano su alcune unità di tempo fondamentali: la settimana, di sette giorni; il mese, di circa quattro settimane; l’anno, in genere di dodici mesi. Ciascuna nazione adotta un proprio calendario ufficiale per definire le festività e identificare le date in modo univoco. La maggior parte dei paesi del mondo occidentale, nonché le organizzazioni sovranazionali come l’ONU, ma non la maggior parte della popolazione mondiale, adotta il calendario gregoriano. Alcuni paesi musulmani adottano il calendario islamico. La Cina e la maggior parte dei paesi orientali adottano il calendario cinese. l’India adotta il calendario nazionale indiano. La Thailandia adotta il proprio calendario. Israele adotta il calendario ebraico. Diversi altri calendari sono stati usati, ufficialmente o no, in passato. Alcuni di essi rimangono in uso soprattutto per motivi religiosi o liturgici; ad esempio, le Chiese ortodosse utilizzano il calendario giuliano. Le unità di tempo fondamentali su cui si basano i calendari sono ricavate dall’osservazione del Sole e della Luna: la settimana corrisponde alla durata di una singola fase lunare tra le quattro principali; il mese corrisponde alla durata di un ciclo completo di fasi, cioè a quattro settimane; l’anno corrisponde alla durata di un ciclo di stagioni, cioè a un periodo di rivoluzione della Terra intorno al Sole (non esattamente a causa della precessione degli equinozi). Poiché però un anno solare non corrisponde a un numero intero di mesi lunari (il rapporto è di circa 12.3683), i calendari seguono in genere o l’uno o l’altro dei due cicli. Essi si distinguono quindi in: calendari solari: sono basati sulla durata dell’anno solare, o anno tropico, di circa 365 giorni. In questi calendari le stagioni iniziano sempre nelle stesse date (queste date tuttavia possono spostarsi molto lentamente nell’arco dei secoli), ma i mesi non seguono esattamente il ciclo delle fasi lunari. Esempi di calendari solari sono il calendario gregoriano e ilcalendario giuliano. calendari lunari: sono basati sulla durata del mese lunare, di circa 29 giorni e mezzo. In questi calendari il mese inizia sempre con la Luna nuova, ma la data d’inizio delle stagioni si sposta in avanti da un anno all’altro (in media di circa 11 giorni). Un esempio è il calendario islamico. calendari lunisolari: sono sincronizzati sia con la durata dell’anno tropico, che con quella del mese lunare. Per poter mantenere questa sincronia, occorre alternare anni di 12 e di 13 mesi (vedi Ciclo metonico). In questi calendari, la data d’inizio delle stagioni si sposta in avanti o indietro da un anno all’altro, ma si mantiene sempre vicina (entro 12-13 giorni) a una data fissa. Un esempio è il calendario ebraico o, in passato, il calendario celtico rivelato dalla lamina bronzea di Coligny. Anche la durata media di una fase lunare non è esattamente di sette giorni (precisamente è di circa 7.3826 giorni): per questo motivo le fasi non iniziano sempre lo stesso giorno della settimana. I calendari basati su eventi astronomici necessitano periodicamente di intercalare nell’anno periodi di tempo extra per mantenere la sincronizzazione con l’evento astronomico di riferimento. Alcuni tipi di intercalazione calendariale ben noti sono il giorno aggiuntivo introdotto negli anni bisestili, il tredicesimo mese intercalare introdotto periodicamente nei calendari lunisolari (quali quelli ebraico e cinese), e il secondo intercalare aggiunto periodicamente al tempo segnato dagli orologi atomici.

CARTA DA LETTERE INTESTATA

È detta lettera, seguendo l’uso del latino littera -ae, una comunicazione scritta fatta pervenire ad una o più persone interessate nel contesto di un rapporto pubblico o privato. Si distinguono diversi tipi di lettera a seconda del mittente (un privato, un’azienda, un ente) e del destinatario, dello scopo e del contenuto del messaggio. In base allo stile, una lettera può essere formale o informale. Solitamente le lettere si spediscono per posta, piegate e racchiuse in una busta riportante gli indirizzi delle persone interessate, distinte in mittente edestinatario. Spesso hanno forma di lettera anche i telefax e le e-mail o i messaggi di posta elettronica. Abbastanza diversi sono i messaggi per telescrivente (telex) e per telegrafo (telegrammi) che, come le lettere, fanno parte della corrispondenza postale. Ben distinte sono anche le cartoline. Una lettera scritta in forma letteraria come lettera aperta si dice epistola e un libro formato da una raccolta di lettere si dice epistolario. La lettera modello si divide in varie parti, codificate attraverso i secoli, che consentono un rapido riconoscimento di esse anche in presenza di una lingua sconosciuta. Generalmente in alto sulla sinistra viene posta una “intestazione” contenente i dati del mittente; talvolta tali dati possono essere situati nel piè di pagina, soprattutto in presenza di carta intestata. Dell’intestazione fa parte anche l’insieme dei dati del destinatario che viene posto generalmente sulla destra e sotto quelli del mittente. Elemento essenziale della lettera è la data. Questa può essere situata in diverse parti a seconda del tipo di lettera: nelle lettere commerciali è posta sotto l’intestazione, nelle private è spesso il primo carattere del foglio e preceduta dal luogo in cui la lettera viene scritta. Può essere posta anche in fondo alla lettera prima della firma del mittente. Nella corrispondenza amministrativa e commerciale si usa porre sotto l’intestazione un “oggetto”, ovvero un riferimento ai motivi che portano alla composizione della lettera. Dopo l’oggetto (o, in ogni caso, quando inizia il corpo della lettera) si pone un “esordio”, che ha il compito di far intuire al destinatario il rapporto interpersonale con il mittente. Generalmente, l’esordio è costituito da un appellativo, seguito da un’apposizione che qualifichi il destinatario della lettera, e che varia in base al rapporto che sussiste tra il mittente e il destinatario (tipicamente valutato sulla base della differenza di età e del grado di confidenza reciproco). Vedi la sezione “Appellativi”. Sotto la firma può esserci un “Post Scriptum”, ovvero una frase o un testo aggiuntivo che non sono stati inseriti durante la stesura del corpo della lettera e che si ritengono degni di nota, al punto da ritenere opportuno includerli, anziché tralasciarli, nonostante la stesura del corpo della lettera sia già terminata. La lettera, infine, può essere accompagnata da uno o più allegati, ovvero documenti esterni che la accompagnano e cui la lettera stessa fa eventualmente riferimento.

DOOR HANGER

Con il nostro versatile assortimento di door hangers e il vostro design personlizzato, non ci saranno limiti alla vostra creatività. Usate i nostri door hangers negli alberghi, nei ristoranti, ovunque ci sia la possibilità per la pubblicità di qualsiasi evento. La vostra pubblicità è penzola esattamente nel posto giusto. La maniglia della porta di ogni cliente si rallegrerà per questo gioiello. Il volantino Door Hanger da 300g possiede una pratica fessura che rende possibile un veloce collocamento ed è caratterizzato da un effetto tattile gradevole – confermando la sua alta qualità. Il prodotto è stampabile su fronte/retro e con i suoi 10,2 cm x 28 cm mette a disposizione spazio sufficiente per il Vostro messaggio. In questa maniera potrete da una parte presentare la Vostra pubblicità ai clienti in modo spiritoso ed informale, e allo stesso tempo utilizzare questo prodotto di stampa in modo concreto. Il volantino Door Hanger è per Voi un supporto pubblicitario ideale e per gli altri un prodotto utile. Con il nostro volantino Door Hanger la Vostra pubblicità busserà direttamente alla porta dei Vostri clienti! Door hangers (also spelled “doorhangers” as one word, or with a dash, “door-hangers”) are a form of leaflet distribution. They are two-sided pamphlets with a hole and a cut at the top, allowing them to be easily attached to a door-knob. They are distributed in a manner similar to how door-to-door advertisers work, but instead of knocking the distributor simply hangs a door-hanger on the door. Door hangers are less intrusive than door-to-door salesmen, but they are much harder to ignore than traditional flyers, since the home-owner has to manually remove the door hanger, and with the right design, be exposed to the door hanger’s message. Because the efficiency of a door hanger relies on the hanger actually hanging on the door knob when the home owner sees it, it is important that door hangers are made of materials durable enough to withstand outside weather for the time needed for a homeowner to see it. As such, similar advertisement tools, such as flyers, can be made from cheaper materials without affecting their effectiveness, which leads to there being a 3x to 5x difference in prices. Additionally, door hangers are once again becoming a popular way to advertise goods and services to local customers, especially as E-mail spam continues to run rampant, overcrowding email Inboxes.

DEPLIANT

Il pieghevole, chiamato anche col termine francese dépliant, è un piccolo foglio stampato, che si distribuisce a scopo pubblicitario o propagandistico..Spesso è confuso con il termine brochure, anch’esso proveniente dalla lingua francese, che indica invece una pubblicazione (a scopo informativo o pubblicitario) composta di alcune pagine, che possono essere anche rilegate.

VOLANTINO

Il volantino è una pubblicazione a tiratura limitata formato da una o due pagine stampata su di una o tutte le facciate. L’uso è di informare in maniera veloce ed incisiva il possibile fruitore, che spesso ne viene in possesso in modo casuale, di un determinato tipo di evento, idea, progetto, oggetto. Uno dei più famosi usi del volantino nella storia d’Italia fu in occasione del volo su Vienna di una squadriglia dell’aviazione italiana capeggiata daGabriele D’Annunzio che il 9 agosto 1918 lanciò sulla città circa 50.000 volantini propagandistici. Ad oggi il volantinaggio “militare” è molto utilizzato per diffondere dubbi e paure nelle popolazioni. Largo uso se ne fa ora in ambito pubblicitario, dove l’informazione si limita a proporre un servizio, un prodotto o un brand. Lo si utilizza tuttavia in ogni occasione che richieda il veicolare di un’informazione sintetica a un possibile pubblico, quindi in ambito politico, sindacale, propagandistico. L’operazione di distribuzione dei volantini ai possibili destinatari può avvenire in maniera diretta, mediante consegna a mano, o in maniera indiretta tramite inserimento del volantino nella cassetta della posta o sul parabrezza delle automobili, in un’attività che viene definita volantinaggio.Tra tutti i metodi pubblicitari, il volantinaggio è senza dubbio il più usato dalle aziende italiane, infatti grazie alla sua economicità, viene usato dalle piccole attività commerciali per far conoscere il loro esercizio commerciale nel comune o nel quartiere di pertinenza, mentre le grandi aziende utilizzano questo strumento per far conoscere i loro prodotti (quali ad esempio mutui bancari o i cataloghi di grandi mobilifici) a gran parte della popolazione nazionale. Il grande uso del volantinaggio ha portato alla nascita di un nuovo settore imprenditoriale legato alla distribuzione del materiale pubblicitario, di fatti ad oggi esistono centinaia di agenzie di volantinaggio che operano su tutto il territorio nazionale. Per dare un’idea delle dimensioni del mercato del volantinaggio, basta prendere in considerazione tre tra le più grandi agenzie di volantinaggio d’Italia che sono la VolantiniMilano, la VolantiniTorino e la VolantiniRoma, insieme solo queste tre agenzie distribuiscono circa 30 milioni di volantini l’anno. In molti comuni italiani forme di distribuzione di volantini sono disciplinate da ordinanze comunali che ne stabiliscono l’illegittimità o meno, o ne assoggettano l’attività al pagamento di una tassa, infatti nelle grandi città per svolgere il volantinaggio a mano (hand to hand) è necessario pagare una tassa sulla pubblicità, che va dai 5 € al giorno per ogni ragazzo utilizzato nella distribuzione dei comuni di Milano e Napoli, ai 5 centesimi di euro a volantino distribuito del Roma. Caso raro è il comune di Genova che nel 2004 ha vietato il volantinaggio a mano. Il volantinaggio sulle automobili è vietato in quasi tutti i comuni d’Italia.